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About
Chi mi credo d'essere?
Potrei gonfiare il mio ego pensando di essere quell’eccezione destinata a lasciarvi addosso un segno, che dopo di me possiate desiderare solamente relazioni senza impegno o facili da gestire.
Prima che tu proceda oltre devo avvisarti che questo e' un blog a base di irriverenza,che ha controindicazioni e puo' avere effetti indesiderati quali delirio, intolleranza e, nei casi piu' gravi, la scomunica. E' dunque consigliato agitarsi già prima dell'uso.
Lei ti cercava. Ogni tanto cadeva nella tentazione di ricordare il tuo numero di telefono e di scriverti. Pensieri profondi, dolci, poesie anche nel loro risuonare. Scriveva tutto con cura. Perchè tu, tu eri la sua musa e lei aveva solo il pensiero di te in testa.
Io lo ricordo. E' stato così per anni.
Ogni tanto la lampadina si accendeva e la tua presenza prendeva il sopravvento sulla sua vita e sui suoi pensieri e la necessità di scriverti diveniva un vero e proprio bisogno fisiologico, una trappola dalla quale lei non trovava la forza di scappare.
Tu sorridevi. Accrescevi il tuo ego ma mostravi esternamente (specialmente alle tue fidanzate!) una punta di scocciatura per quelle parole così troppo ricche per un semplice sfiorarsi di labbra lontano ormai nel tempo.
Lei (sciocca!) aveva memorizzato il tuo numero di telefono così bene che non riusciva più a scordarselo e si malediceva ogni qualvolta le sue dita, come impazzite, cominciavano a digitare a ritmo di una soave ma sofferta musica interiore quei caratteri, che si facevano parola, che diventavano sangue che bevevi tu.
E sì, proprio tu. "La Musa". Tu che non sei mai riuscita a trovare il buon senso e la tenerezza di farle compagnia nelle notti più buie o a godere del calore della sua presenza nei giorni più lucenti.
Io lo ricordo perfettamente.
Ricordo lei quando, nel cuore della notte, quando il sonno tardava e sembrava non volesse venire affatto, si rigirava nel letto nel disperato tentativo di abbracciarti. E così capitava che, quando non riusciva a vincere contro questa forza misteriosa che la lacerava dentro, prendeva il cellulare e ti scriveva. Chiedeva invadente e fragile la tua compagnia.
Poi rimaneva in silenzio ad aspettare che il tuo silenzio cessasse.
E tu? Sì, proprio tu musa, che facevi?
Invece di emettere un suono di vita o di scrivere un punto definitivo, alimentavi quel silenzio essendo ben consapevole che semmai un giorno avessi voluto parlare l'avresti trovata lì, immobile, ad aspettarti.
Io ero lì e vi osservavo.
Lei era come se non sapesse che, messaggio dopo messaggio, avrebbe sentito sempre di più la necessità di scriverti e tu saresti stata, nel tuo silenzio, sempre più inspiegabile.
Eppure eri stata proprio tu a scatenarle la tempesta. Se solo tu non fossi stata così sensuale ed intrigante ed avessi cercato di conquistarla quando vi siete viste! Ma si sa, lo sai anche tu, il tuo ego, che dici tanto essere "malato" e depresso, in realtà è sempre stato in grande forma. E lo era anche allora, quando, ai primi tempi, quasi ti comportavi come fossi gelosa di lei. Perchè rivederla se non t'importava?
Mi ricordo che in quei giorni ero piuttoto riflessiva, non avevo mai visto nulla di simile. E comunque mai avrei pensato che sarebbe potuto durare per quasi sette anni.
Lei, nel cuore della notte, quando magari aveva bevuto un po', si rannicchiava su se stessa e si sforzava di non cercarti. Parlava col cuscino piuttosto. Sentiva solo la sua voce, quella voce insonne, afflitta da pensieri che rendevano il cuore pesante e si rigirava nel buio della stanza. Tu per lei eri una droga. E tu, mi spiace no riuscire ad addolcire queste parole, questo lo sapevi e non ti dispiaceva affatto che lei ti volesse sempre di più.
Lei ti osservava a distanza, ricomponeva gli scarti dei tuoi passaggi per sentirti più vicina. Lei aveva per te nuovi nomi ogni giorno. Ti osservava come animale raro. Sempre più presa da te (da quella folle idea che tu lasciavi che lei avesse di te!)si sentiva istante dopo istante, lontananza dopo lontanza, silenzio dopo silenzio sempre più rapita. "Ma che essere speciale!" pensava.
Eh sì musa, questo dovresti saperlo bene perchè lei non te l'ha mai nascosto. Lei credeva che la tua depressione fosse tenera, non si rendeva conto di quanto tu ci giocassi. Lei credeva che il tuo male di vivere, fosse un male di vivere reale, quello di una persona adulta, matura, sensibile che tanto ha vissuto e tanto ha imparato e che si sentiva come nauseata da un mondo troppo grossolano per la propria, fragilissima, sensibilità .
Ebbene musa, proprio io, una volta, glielo dissi. Le dissi che la tua era solo una mera finzione, forse ben recitata ma pur sempre una finzione. Le dissi che quella persona che credeva così intelligentemente "rivoluzionaria e fuori dagli schemi" in realtà negli schemi ci sguazzava. Quella persona era pigra. Quella persona non aveva mai avuto rispetto per la cultura. Quella persona, cioè tu, non aveva mai affrontato la vita da persona responsabile ma aveva sempre preferito vivere di astuzie e scaltrezze quotidiane senza mai rendersi indipendente.
Ricordo che un giorno seguii i suoi ragionamenti. Lei credeva davvero che tu potessi comprendere il suo dolore nel non averti, nel non poterti "vivere" sotto nessuna forma. Lei non si rendeva conto di giocare alla roulette russa, dove un proiettile la uccideva e l'altro la resuscitava, senza nessuna logica, tutto puramente casuale e veloce come uno schiocco di dita.
Vedi musa, voglio essere sincera ma diretta con te. Credo che lei quell'amore lo abbia accartocciato e lacrima dopo lacrima l'inchiostro con il quale era scritto, è sbiadito. Forse sei rimasta da qualche parte della sua memoria ma nemmeno io, che le sono così vicina da poterlo vedere, riesco a scorgerlo. Forse, per certi versi, hai ragione tu e riesci, con il tuo apparire all'improvviso, silenziosa come sempre, a confonderla ancora.
Ma lei questa confusione non la ricollega a te. Credo che, attraverso un esercizio ripetuto nel tempo (pensa, è riuscita persino a nascondermelo!) lei abbia soppresso in maniera attiva il tuo ricordo. E' riuscita a estirparlo dalla propria corteccia prefrontale, il centro del controllo cognitivo, proprio lì da dove sembrava fosse impossibile cacciarlo.
Written and composed by Aperegina79 alle 21:25 di lunedì, 19 maggio 2008
La conferenza "Amore civile" è stata organizzata da Radio Radicale ed ha avuto un disceto successo in termini di partecipazione.
"Amore civile significa mettere al centro non la forma, ma la qualità delle relazioni affettive. Amore civile è l'antidoto all'amore fatale come passione travolgente assoluta incapace di risconoscere l'autonomia dell'altro. Amore civile è convivenza basata sui criteri della democrazia, del rispetto e del dialogo. Amore civile è anche accoglienza delle diversità , riconoscere che oggi la famiglia è composta da tante diverse normalità e che in questo è rintracciabile la sua vitalità e ricchezza. Significa rivendicare che amore non è sinonimo di riproduzione, e che la civiltà dell'amor richiede sforzo, consapevolezza e anche aiuto, non il baratto di tutele in cambio di imposizioni di una morale di stato.
Written and composed by Aperegina79 alle 13:14 di lunedì, 19 maggio 2008
Prima di poter continuare il proprio percorso è necessario essere certe di avere superato le tappe precendenti.
A volte mi stupisco della facilità con la quale molte di noi riescano a "innamorarsi" o comunque a scivolare verso una nuova relazione in breve tempo.
Io non sono così, ma non è una presa di distanza critica nei confronti di chi ne è capace.
Trascorrono mesi e mesi prima che possa sentirmi attratta da qualcun'altra. Devo "digerire" tutte le sensazioni, le emozioni, i pensieri legati alla storia precedente. E poi ho bisogno di arrivare ad un punto in cui c'è una fine, una soluzione. I pezzi del puzzle devono essere ricomposti e devo poter osservare il rapporto e l'equilibrio tra i vari pezzi di vita.
Non è una cosa semplice.
Osservando tutto dall'alto, nei minimi dettagli sento però di imparare, di crescere, di maturare e, in un certo senso, di dare anche un senso più profondo a ciò che ho vissuto.
Credo si sia chiuso un ciclo. Ho scritto la parola fine sull'ultima pagina del libro.
Stranamente mi sento diversa: le cose che mi appesantivano sono volate nell'oblìo, quelle che mi entusiasmavano si sono rafforzate e diventate parte di me.
Ho ripreso a camminare...
Written and composed by Aperegina79 alle 13:42 di domenica, 18 maggio 2008